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Fotovoltaico

Il fotovoltaico dopo il conto energia
Per il fotovoltaico, che ha conosciuto negli ultimi dieci anni una crescita che è forse riduttivo definire “tumultuosa”, si apre una nuova era: quella del “fotovoltaico senza incentivi”. Di questa qui di seguito proviamo a fare un’analisi prospettica, per dare risposta a chi è interessato al settore, vuoi perché interessato a valutare le prospettive di lavoro o di business che il settore gli può offrire nel prossimo futuro, vuoi perché interessato a valutare la convenienza o l’opportunità di investire nella realizzazione di un impianto fotovoltaico. Di seguito, quindi, un’analisi del mercato del fotovoltaico, delle prospettive e degli sbocchi futuri previsti, ad uso degli operatori del settore (Fonti: Solar Energy Report del Politecnico di Milano e UBS - società di servizi finanziari) al fine di fornire un quadro aggiornato sia delle opportunità che offrono sia al potenziale utente, sia al fornitore di impianti e servizi che vogliono valutare opportunità strategiche e rischi derivanti dai nuovi assetti di mercato. L’analisi verrà completata da una attenta disamina e valutazione economica della validità e delle opportunità che si offrono all’utenza, privata, industriale o pubblica che si prefigga di investire nella realizzazione di un impianto fotovoltaico.
Le prospettive del mercato del fotovoltaico
I più aggiornati studi di mercato prevedono che nel futuro a medio termine gli impianti fotovoltaici verranno installati senza alcun incentivo all’energia da essi prodotta. Il ritorno economico verrà assicurato dai prezzi in discesa, dalla possibilità di sfruttare lo scambio di energia con la rete di distribuzione, dal rapidissimo sviluppo commerciale dei sistemi di accumulo dell’elettricità e, se si verificheranno le condizioni, della tecnologia di produzione dell’idrogeno generato dall’acqua per le celle a combustibile. Nel breve termine però le prospettive di mercato sono decisamente più interessanti, perché oltre alle “opportunità” di cui prima i costi di realizzazione di un impianto fotovoltaico, secondo l’attuale legislazione, possono godere della deduzione per gli interventi di ristrutturazione edifici con risparmio energetico, dall’ammontare dell’Irpef o dell’Ires, che permettono un ritorno in tempi molto brevi dell’investimento. Una importante agenzia di studi finanziari (UBS) stima che già al 2020 dal 6 al 9% della domanda complessiva di energia elettrica in Germania, Spagna e Italia saranno coperti dall’energia solare autoprodotta e non sovvenzionata, per arrivare poi a regime al 14-18%. Ciò comporterà problemi non indifferenti in relazione alla capacità di recepimento di questa forma ‘aleatoria’ di energia da parte della rete nazionale, per la cui soluzione il sistema elettrico ed i suoi regolatori dovranno adoperarsi. Il costo dell'energia è in aumento: lo studio UBS prevede che nei 3 paesi a "bolletta energetica salata" (Italia, Spagna e Germania) entro pochi anni la maggior parte delle famiglie produrrà la propria energia con il Fotovoltaico, magari dotandosi di sistemi di accumulo che minimizzino il ricorso alla rete e gli oneri relativi. Entro il 2020, si stima un periodo di recupero, senza incentivi, di circa 11 anni per gli interventi domestici e vicino a cinque anni per gli utenti commerciali. Le installazioni si stima che accelereranno nella seconda metà del decennio, appena l'economia comincerà a riprendersi. Si dovrà però fare i conti con le restrizioni finanziarie attualmente esistenti in Europa meridionale (alto tasso di disoccupazione, accesso limitato al credito). Con riferimento al nostro paese, in ragione delle alte potenzialità solari, già oggi, ai prezzi attuali del FV, in alcune regioni d’Italia il costo del kWh ha raggiunto la grid-parity e, con gli incentivi legislativi oggi previsti, è addirittura divenuto remunerativo. A titolo estimativo si può ipotizzare che una famiglia dotata di impianto FV da 4 kWp con batteria da 3 kWh ridurrà gli acquisti dalla rete del 50-60% e le attività commerciali di una percentuale ancora maggiore. Di qui al 2020 l'autoproduzione da solare non incentivato, dunque, potrebbe soddisfare fino al 18% del fabbisogno elettrico, tagliando la domanda del 6-9%.
Il mercato italiano dopo il 2013
Per la valutazione del mercato italiano  senza alcun supporto al fotovoltaico, ivi comprese le detrazioni fiscali, il mercato residenziale potrebbe pesare per circa 200 MW annui, contando: su una ulteriore riduzione dei costi, magari favorita dalla diffusione di meccanismi di aggregazione quali i "Gruppi d'acquisto fotovoltaico", su una progressiva integrazione con sistemi intelligenti di gestione dei carichi di consumo dell'utenza, sull'inizio della diffusione dei sistemi di storage e sulla possibilità di accedere allo Scambio sul Posto. Il segmento industriale (20-200 kW) potrebbe rappresentare un mercato interessante, con un livello di nuove installazioni nell'ordine dei 350 MW annui, tramite l'utilizzo di modelli SEU per piccole applicazioni e grazie alle elevate percentuali di autoconsumo raggiungibili. Ulteriori 300 MW annui potrebbero essere raggiunti tramite l'applicazione di sistemi SEU a contesti multi-cliente, quali centri servizi, porti, stazioni e installazioni di singoli impianti da parte di grandi imprese energivore. Più difficile appare il decollo delle grandi centrali solari in ottica "Power Generation", per le quali è possibile prevedere un mercato da circa 50 MW annui costituito da sistemi superiori ai 1.000 kW.
La situazione che si è venuta a creare con la cessazione degli incentivi è molto complicata e il nuovo panorama comporta grosse difficoltà previsionali per gli esperti del settore. È davvero difficile individuare un quadro, sia pure non preciso, di come il mercato potrà svilupparsi, quali saranno le opportunità e i segmenti più allettanti, e più ancora se l’energia solare sarà effettivamente in grado di costituire una valida alternativa alle fonti convenzionali  
Una prospettiva, come vedremo ancora da verificare, è quella prevista dai Sistemi Efficienti di Utenza (SEU), un nuovo modello di business che permette di vendere a un cliente energia generata nel luogo stesso di utilizzazione, non gravata da oneri di sistema e di dispacciamento con una relazione sempre più stretta tra produzione e consumo di energia. È una strada molto interessante: per il consumatore il vantaggio è quello di vedersi offrire energia a prezzi scontati e bloccati, per il produttore invece è quello di poter vendere elettricità senza che sul prezzo gravino imposte e oneri di sistema. Si raggiungerebbe così l’obiettivo della grid parity post contatore. Se un produttore di fotovoltaico, in una regione ad elevata solarizzazione,vendesse direttamente l'energia a una piccola-media impresa con elevati consumi diurni, facendo pagare il kWh un po’ meno del prezzo offerto dalla rete, il suo impianto si ripagherebbe da solo senza bisogno di incentivi Ma sono ancora diverse le criticità da risolvere, insieme alle note attuali difficoltà di accesso al credito; a regolare la materia è attesa, entro l'estate, una delibera dell'Autorità . I SEU, infatti, esonerando dal pagamento degli oneri di dispacciamento e di sistema tutta l'energia autoconsumata, vanno a trasferire questi costi su tutti gli altri utenti della rete; perché anche se prelevano meno energia, questi punti di connessione pesano ugualmente sulla rete perché il sistema elettrico deve comunque garantire la flessibilità per soddisfare i loro fabbisogni quando l'autoconsumo non basta: dato che pagano gli oneri solo per la parte prelevata, in realtà scaricano i costi sugli altri utenti, facendo lievitare il prezzo del kWh in bolletta: si stima dall’1 al 4%, a seconda della diffusione eventuale di questi sistemi ( il valore più elevato, evidentemente solo ipotetico, se tutta la PMI in Italia vi facesse ricorso). Altra criticità è quella relativa all'impatto che tutto ciò avrà sul sistema produttivo. Esso, già in gravi difficoltà per la contrazione della domanda dovuta alla maggiore efficienza energetica e alla concorrenza delle rinnovabili incentivate, oltre che alla crisi economica. D’altro canto i sostegni economici alle rinnovabili hanno fatto lievitare il costo del kWh in bolletta, spingendo i consumatori all'autoconsumo. Al contrario il contributo dell'energia pulita spinge in basso i prezzi del MWh all'ingrosso nella Borsa elettrica scenderà di parecchi punti percentuali e se gli accumuli si diffonderanno calerà anche nelle ore del picco serale che oggi riescono a ‘remunerare’ i costi d’investimento e di gestione degli impianti ad energia fossile. L'effetto sarà che gli impianti convenzionali resteranno sempre più spesso fermi: il fattore di carico delle centrali a carbone tedesche è previsto precipitare dal 47 al 31%, cioè al di sotto di quello della gran parte dei parchi eolici e forse anche di quelli solari, mentre per le centrali a gas, il load factor già quest'anno scenderà sotto al 20%. Il margine operativo lordo degli operatori, si avverte nel report UBS, potrebbe ridursi anche del 50%.
Fotovoltaico senza incentivi: Market e grid parity
Vediamo di capire come e se si possa pensare di continuare a fare del fotovoltaico il proprio business nella situazione attuale dei costi e senza alcun incentivo; un’impresa certamente ardua. Diciamo subito che la market parity, cioè l'energia prodotta con il FV ad un valore di costo competitivo sul mercato elettrico all'ingrosso,non è ancora a portata di mano. In diverse regioni del nostro paese invece l’energia prodotta col fotovoltaico è già in grid parity: ossia, conviene già prodursi l'elettricità con il sole anziché acquistarla dalla rete. La spiegazione sta nel fatto che l’energia che acquistiamo dalla rete, è gravata da oneri di sistema, servizi di rete e misura, tasse, (19%, 15%, 12%), che pesano sul costo finale del kWh in bolletta per il 46% del totale. L’aspirante operatore – produttore che voglia fare business in market parity, opererà e si confronterà con una molteplicità di soggetti: Borsa elettrica, trader, consumatori finali o GSE con ritiro dedicato e prezzo minimo garantito., con tutte le incertezze che ne derivano e che vanno a determinare elevati fattori di rischio ed invitabili conseguenze sulla gestione finanziaria dell’impresa e sul reperimento dei capitali necessari (fonte eLeMeNS) Per quanto riguarda il FV in grid parity il problema, per chi voglia fare business a queste condizioni, ossia con investimenti competitivi con l'energia acquistata dalla rete, è individuare la domanda interessata a questo servizio, ossia i clienti per i quali valga la pena installare sul tetto l'impianto dal quale acquisteranno l'energia. Se aziende energivore e piccole e medie imprese restano un mercato difficile – dice il FIRE – le cose potrebbero andare meglio nel terziario, clienti abituati ad esternalizzare servizi, per i quali il FV magari abbinato a una pompa di calore avrebbe senso, come pure nella pubblica amministrazione e nel residenziale. I clienti finali dell’impresa che voglia vendere energia elettrica ad un prezzo competitivo con l'energia acquistata dalla rete sono, come abbiamo visto, modelli tipo SEU – Sistemi Efficienti d’Utenza, la cui normativa è come abbiamo visto ancora in evoluzione, con difficoltà inevitabili legate alla gestione delle dinamiche della borsa elettrica e quindi di gestione del rischio e conseguente difficoltà di accesso al credito. Infatti per la bancabilità del progetto e quindi, in primo luogo del cliente, il proponente deve dimostrare al finanziatore che il “cliente” rimarrà tale per almeno vent'anni. Il progetto, dal punto di vista tecnico, poi, deve riuscire a far combaciare il più possibile nel tempo i volumi di produzione dell'impianto con i consumi del cliente, mirando il profilo del carico elettrico del cliente.
Un nuovo approccio al mercato si profila
La tendenza di incremento del prezzo di vendita dell’energia è destinata a permanere e a determinare, nel medio-lungo termine, prezzi per l’energia proveniente da fonti tradizionali abbastanza elevati rispetto agli attuali. Di conseguenza, diventerà sempre più interessante anche per utenti domestici e aziende investire nell’energia autoprodotta proveniente da impianti solari, al fine di ridurre i costi relativi ai consumi. Occorre (società di consulenza eLeMeNS) cambiare completamente mentalità, passando da quella del'investitore a quella dell'operatore energetico. Si tratta di sperimentare nuovi modelli di business, ottimizzare produzione e valorizzazione dell'energia, ma soprattutto considerare una serie di variabili prima trascurabili che richiedono di saper gestire, a fronte di guadagni ben più risicati, un livello di rischio d'impresa sconosciuto nell'era degli incentivi. Tutto questo in un contesto sfavorevole non solo per le rinnovabili ma per l'intero settore della generazione elettrica. Fare fotovoltaico da adesso in poi vorrà dire confrontarsi con una serie di driver diversi e in base a questi scegliere tra una molteplicità di modelli di business in gran parte quasi inesplorati. Il settore del fotovoltaico, secondo “AbundanceGeneration”, ha già superato la fase degli ‘early adopter’ e inizia a essere concepito come un’opportunità stabile per effettuare investimenti. Con la scomparsa dei sussidi sarà necessario passare a nuovi paradigmi, in cui gli individui non dovranno semplicemente ottenere energia dal solare perché sovvenzionata, ma dovranno essere coinvolti in uno sviluppo sostenibile mediante nuovi modelli di business quali il crowd financing o crowd investing , trovare formule che lo rendano accessibile come i sistemi di leasing, già presente in altri Paesi, potrà avere un ruolo importante nel mondo del fotovoltaico post incentivi”. Come già accennato, un modello altrettanto nuovo che si va sviluppando in mercati più maturi è il sistema di leasing. Almeno 2/3 degli impianti solari residenziali negli Stati Uniti sono finanziati mediante il sistema di leasing, un modo semplice per consentire agli utenti di risparmiare fin dall'inizio. “Attualmente il solare richiede un grande investimento iniziale che consente un ritorno in pochi anni; attraverso il leasing è possibile risparmiare sulla bolletta energetica sin dal primo mese senza necessità di alcun investimento iniziale finché non viene raggiunta la soglia di completamento dell’investimento: un modello accessibile a tutti e che permette di passare dalla fase di utenti first mover a quella in grado di attirare la maggioranza degli individui”.
Ma oggi conviene realizzare un impianto fotovoltaico ?
Fino ad oggi, per migliorare le prestazioni, il FV ha avuto solo sistemi di monitoraggio, per lo più passivi, che si limitavano a registrare e segnalare quanto era già accaduto. La maggioranza degli impianti costruiti in fretta per approfittare del 'Salva Alcoa' sono stati fatti male e sono anche poco manutenuti, dunque i loro risultati sono inferiori rispetto ai business plan finanziati dalle banche. Stanno quindi emergendo dei sistemi di monitoraggio in grado di lavorare in maniera attiva a livello di inverter o di stringa, che recuperano gran parte dell'energia che va perduta per via del funzionamento inefficiente degli impianti, tecnologie che si possono applicare sia su impianti vecchi che nuovi. Un modo per migliorare i volumi di produzione, di grande aiuto per grid e market parity. Si riduce la taglia media degli impianti Uno degli effetti più importanti determinati dalle revisioni del sistema incentivante è stato la contrazione della taglia media degli impianti realizzati in Italia.